Nenernet’s Weblog

Archive for novembre 2008

Caro Dottor Granzotto, c’è una questione a cui non riesco a trovare risposta, e sulla quale lei, che se non sbaglio ha bazzicato a lungo il Friuli, forse mi può illuminare: chi è lo sciagurato che ha italianizzato la toponomastica friulana? È arrivato il momento di smascherarlo. Per carità, sono il primo ad ammettere che, nel resto d’Italia, Cercivento suona meno esotico di Çurçuvìnt, o Tolmezzo di Tumièç, ma c’è una misura in tutto. Ad esempio il Nostro detesta i toponimi che iniziano per D. Così ecco che Damâr diventa Amaro, Davâr diventa Ovaro, Dièç, poi, diventa Illegio (né mancò qualche forsennato che nell’improbabile Illegio credette di vedere addirittura «IL Legio», la quarantanovesima legione), e giù fino alla Bassa, in cui di fatto non si parla friulano. Altro vezzo dell’ignoto provocatore, la desinenza «acco», stolidamente profusa a piene mani, su decine di toponimi attorno a Ùdin Udine, che in friulano hanno desinenze diverse. Così, ad esempio, Tavagnà e Martignà diventano Tavagnacco e Martignacco. Qualche paese è stato risparmiato: Cordenòns, Chiòns (il comune dove abito), Teôr, ma li si può contare sulle dita di una mano. Forse il vertice della goffa mascherata si toccò col mio paese natale, che da secoli portava il nome, non friulano ma tedesco, di Raibl e fu trasformato nel frankensteiniano «Cave del Predil», che già nel 1924 Giovanni Marinelli definiva «nome infelicissimo».

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=305000

Un altro calcio all’arroganza della camorra. La Squadra Mobile di Caserta ha arrestato Vincenzo Cirillo, 26 anni, fratello di Francesco, in manette a giugno per le estorsioni subite dall’imprenditore Domenico Novello – ucciso dai Casalesi per aver denunciato i suoi estorsori –, e cugino di Alessandro, detto “o sergente”, arrestato lo scorso settembre con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso con l’aggravante della finalità terroristica. Lo stesso reato contestato a Vincenzo Cirillo e agli presunti killer finiti in carcere per la strage di Castel Volturno del 18 settembre scorso: Giovanni Letizia e Oreste Spagnuolo, scissionisti del clan Bidognetti, capeggiati dal superlatitante Giuseppe Setola. Vincenzo Cirillo potrebbe essere solo un pesce piccolo, un fiancheggiatore, e tuttavia fornire informazioni preziose sullo squadrone della morte, il gruppo di fuoco che da maggio 2008 ha usato i kalashikov per uccidere 18 persone, e sullo stesso Setola, padrone incontrastato della camorra nel casertano, in quel nel cono d’ombra che si stende da Casal di Principe lungo la Domiziana, fino a Mondragone, regolato dal pizzo, dal traffico di droga, dagli omicidi senza soluzione di continuità. E da Gomorra, dopo le minacce di morte a Roberto Saviano e alla giornalista de Il Mattino Rosaria Cappacchione, arriva un altro allarme che mette i brividi. A lanciarlo sono i pubblici ministeri e la Direzione distrettuale antimafia di Caserta: i Casalesi sarebbero in possesso di 50 chili di tritolo, una quantità di esplosivo devastante da usare contro i loro bersagli preferiti: pentiti, giornalisti e forze dell’ordine.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=80664

Sono numeri su cui riflettere quelli che arrivano da Save the Children sull’immigrazione dei minori: da maggio a settembre di quest’anno, 1117 minorenni sono arrivati in Sicilia senza nessun accompagnatore. I piccoli migranti arrivano principalmente da aree di crisi come Somalia, Eritrea, Nigeria, Egitto, Palestina, Tunisia e Ghana ed hanno un’età media tra i 16 ed i 17 anni. Per quanto riguarda la suddivisione per genere l’89 per cento dei giovani sono ragazzi, l’11 ragazze. Dei 1117 minorenni arrivati in Sicilia ben 1095 arrivano da Lampedusa dove sono sbarcati senza nessuno al seguito. L’organizzazione non governativa ha poi dato altri numeri preoccupanti: 333 giovani migranti sono scappati dalle strutture di accoglienza mentre solo per 181 è stato nominato un tutore responsabile. Di fronte a questo scenario Save the Children Italia, come sottolineato dal direttore generale Valerio Neri, «sta cercando di contribuire al miglioramento dell’accoglienza supportando le comunità con un’equipe formata da un mediatore culturale, un consulente legale e un operatore sociale». Inoltre l’organizzazione non governativa punta l’indice contro la carenza strutturale dei centri di accoglienza: «Per legge una comunità alloggio non dovrebbe ospitare più di 10 minori, mentre spesso ne accoglie una cinquantina» ha detto Neri. Un sovraffollamento che non consente di seguire adeguatamente i ragazzi. Senza contare poi che solo un terzo delle comunità dispone di educatori in grado di parlare una lingua straniera.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=80413

«Tuttinsieme-facciamopaura», hanno scandito i ragazzi sotto l’Aula del Senato: la reazione alla notizia portata da una mini delegazione dell’opposizione, della sospensione della seduta che, dentro, stava discutendo della riforma Gelmini. E sono rimasti ancora lì, tanti, con i loro striscioni, sotto gli ombrelli o intabarrati nei giacconi anti pioggia. Un lungo presidio sotto le finestre di palazzo Madama dove entro ventiquattr’ore il famigerato decreto 133, secondo gli intendimenti del governo, dovrebbe essere convertito in legge. La seduta è stata sospesa dal presidente dell’Aula Renato Schifani dopo una dura contestazione partita dai banchi dell’opposizione per aver contingentato al massimo i tempi di discussione della contestatissima riforma. Schifani, accogliendo le pressioni della maggioranza, ha infatti deciso di esaminare gli emendamenti uno ad uno senza concedere dichiarazioni di voto. A quel punto ai banchi dell’opposizione si è levato il grido: «Vergogna, vergogna». Mentre i senatori dell’Idv hanno sventolato cartelli contro il provvedimento del governo. Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd si è rivolta alla presidenza sottolineando che pur non mettendo in discussione quello che si è deciso in conferenza dei capigruppo « lei però – ha detto rivolta direttamente a Schifani – sta andando avanti con le votazioni come nulla fosse, negando il diritto dell’opposizione ad argomentare il voto degli emendamenti».

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=80382

Sembrava un documentario, più che uno spot elettorale quello andato in onda a reti (quasi) unificate mercoledì notte, a sei giorni dalle elezioni presidenziali del 4 novembre. Il candidato democratico alla Casa Bianca Barack Obama ha speso tra i 3,5 e i 6 milioni di dollari per poter parlare mezz’ora agli americani, in prime time, senza interruzioni, nell’ora di massimo ascolto televisivo. Non è l’ultimo appello agli indecisi da oggi al voto, ma è senza dubbio il più ambizioso. E ambizioso è anche il progetto di governo: «Se busserete ad alcune porte per me, se andrete a votare per me – ha detto, chiudendo in diretta da un megacomizio in Florida il suo megaspot – cambieremo questo paese e cambieremo il mondo». Nonostante il grande entusiasmo che la sua campagna elettorale ha suscitato, molti americani di lui sanno poco o nulla. Sono soprattutto quelli che vivono lontano dalle metropoli, nell’America profonda, dal Midwest agli Appalachi. Mezz’ora come questa può essere vitale per lanciare la volata finale prima del voto. «Dal punto di vista tecnico è stato un messaggio maledettamente perfetto, geniale», lo ha definito Mark Halperin, uno dei grandi nomi di Time magazine. «Una mezz’ora di grande televisione». Solo Cnn non ha mandato in onda lo spot, visto da milioni di spettatori su Cbs, Nbc e Fox e sui canali via cavo Univision, Bet, Msnbc e TV One. Abc manderà in onda lo spot nei prossimi giorni.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=80424

«Circo Massimo è il triplo di piazza San Giovanni». Due giorni dopo la manifestazione continua la guerra sui numeri. Berlusconi ha preso male la folla scesa in piazza per contestarlo, ma il Pd invita a calmare gli animi: «Non abbiamo nessun dubbio che lui abbia vinto le elezioni – dice Ermete Realacci, ministro ombra all’Ambiente – ha una maggioranza molto ampia e il suo compito è governare. Non si deve agitare troppo, non so a cosa sia abituato lui, si tratta di un fatto normale in una democrazia che funziona con una maggioranza e un’opposizione».Comunque, da sabato, qualcosa è cambiato. Ne è convinto Paolo Gentiloni, responsabile Comunicazione del Pd: «Veltroni si è rafforzato sia nel partito sia nell’opinione pubblica – dice in un’intervista a La Stampa – Per milioni di italiani, le immagini viste nei tg hanno dato l’idea che il Pd è in campo. E quanto al partito, bisogna dire che Veltroni se l’è sudata. Non tutti credevano alla manifestazione, lui l’ha sostenuta in modo feroce, quasi ossessivo. Da quattro mesi lui pensava quel che poi la manifestazione è stata: un punto di svolta politico». Comunque, avverte Gentiloni, non bisogna fermarsi qui: quella di sabato è stata «manifestazione fondativa del Pd, che non aveva mai avuto un battesimo di piazza». Ora però il Pd ha «un capitale che va reinvestito: non dobbiamo chiuderci a catenaccio sui nostri schemi tradizionali.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=80329

L’intesa tra la Cai e quattro sigle sindacali e la presentazione di un’offerta per Alitalia rappresentano «un primo passo, siamo ancora all’inizio e c’è tanto da fare». L’amministratore delegato di Cai, Rocco Sabelli, commenta così «la tappa» del progetto di salvataggio per Alitalia che dopo un tira e molla «ha permesso a Cai di presentare una offerta e di coagulare il consenso di forze rappresentative della base dei nostri futuri dipendenti». Nonostante il no di cinque sigle sindacali autonome, che rappresentano la maggioranza di piloti ed assistenti di volo di Alitalia, con l’accordo con i sindacati confederali la Cai ha «gli strumenti» necessari per andare avanti: «abbiamo quello che ci serviva per passare alle fasi successive – dice Sabelli – un criterio di selezione dei dipendenti ed un contratto di lavoro da applicare». Quanto alla mancanza della firma di cinque sigle sindacali, «sarebbe stato meglio averle tutte, ma da un punto di vista tecnico abbiamo quello che ci serve». Ora, dice Sabelli, «le trattative sindacali sono terminate ma continueremo a lavorare nella logica del clima sindacale che ci sarà in azienda».Il progetto di salvataggio di Alitalia va ora realizzato «il prima possibile», bisogna fare in fretta perchè è un’azienda che da molto tempo ha gravi problemi». L’amministratore delegato di Cai difende i criteri per la selezione del personale criticati dalle cinque sigle sindacali che non hanno aderito all’accordo: «è una cosa assolutamente equilibrata«, dice Sabelli, sottolineando che il lavoro della nuova società creata da una cordata di imprenditori italiani è improntato a valori etici.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=80491