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Come cambiare la batteria auto

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Php – lezione base 25 – FUNZIONI SULLE VARIABILI

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im (è un tumblr) (vieni a trovarmi, giuro che non canto più i Justin Bieb.

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What Makes You Beautiful tradotta in ITALIANO con Google Translate cantata mangiando dei biscotti

Caro Dottor Granzotto, c’è una questione a cui non riesco a trovare risposta, e sulla quale lei, che se non sbaglio ha bazzicato a lungo il Friuli, forse mi può illuminare: chi è lo sciagurato che ha italianizzato la toponomastica friulana? È arrivato il momento di smascherarlo. Per carità, sono il primo ad ammettere che, nel resto d’Italia, Cercivento suona meno esotico di Çurçuvìnt, o Tolmezzo di Tumièç, ma c’è una misura in tutto. Ad esempio il Nostro detesta i toponimi che iniziano per D. Così ecco che Damâr diventa Amaro, Davâr diventa Ovaro, Dièç, poi, diventa Illegio (né mancò qualche forsennato che nell’improbabile Illegio credette di vedere addirittura «IL Legio», la quarantanovesima legione), e giù fino alla Bassa, in cui di fatto non si parla friulano. Altro vezzo dell’ignoto provocatore, la desinenza «acco», stolidamente profusa a piene mani, su decine di toponimi attorno a Ùdin Udine, che in friulano hanno desinenze diverse. Così, ad esempio, Tavagnà e Martignà diventano Tavagnacco e Martignacco. Qualche paese è stato risparmiato: Cordenòns, Chiòns (il comune dove abito), Teôr, ma li si può contare sulle dita di una mano. Forse il vertice della goffa mascherata si toccò col mio paese natale, che da secoli portava il nome, non friulano ma tedesco, di Raibl e fu trasformato nel frankensteiniano «Cave del Predil», che già nel 1924 Giovanni Marinelli definiva «nome infelicissimo».

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=305000

Un altro calcio all’arroganza della camorra. La Squadra Mobile di Caserta ha arrestato Vincenzo Cirillo, 26 anni, fratello di Francesco, in manette a giugno per le estorsioni subite dall’imprenditore Domenico Novello – ucciso dai Casalesi per aver denunciato i suoi estorsori –, e cugino di Alessandro, detto “o sergente”, arrestato lo scorso settembre con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso con l’aggravante della finalità terroristica. Lo stesso reato contestato a Vincenzo Cirillo e agli presunti killer finiti in carcere per la strage di Castel Volturno del 18 settembre scorso: Giovanni Letizia e Oreste Spagnuolo, scissionisti del clan Bidognetti, capeggiati dal superlatitante Giuseppe Setola. Vincenzo Cirillo potrebbe essere solo un pesce piccolo, un fiancheggiatore, e tuttavia fornire informazioni preziose sullo squadrone della morte, il gruppo di fuoco che da maggio 2008 ha usato i kalashikov per uccidere 18 persone, e sullo stesso Setola, padrone incontrastato della camorra nel casertano, in quel nel cono d’ombra che si stende da Casal di Principe lungo la Domiziana, fino a Mondragone, regolato dal pizzo, dal traffico di droga, dagli omicidi senza soluzione di continuità. E da Gomorra, dopo le minacce di morte a Roberto Saviano e alla giornalista de Il Mattino Rosaria Cappacchione, arriva un altro allarme che mette i brividi. A lanciarlo sono i pubblici ministeri e la Direzione distrettuale antimafia di Caserta: i Casalesi sarebbero in possesso di 50 chili di tritolo, una quantità di esplosivo devastante da usare contro i loro bersagli preferiti: pentiti, giornalisti e forze dell’ordine.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=80664

«Tuttinsieme-facciamopaura», hanno scandito i ragazzi sotto l’Aula del Senato: la reazione alla notizia portata da una mini delegazione dell’opposizione, della sospensione della seduta che, dentro, stava discutendo della riforma Gelmini. E sono rimasti ancora lì, tanti, con i loro striscioni, sotto gli ombrelli o intabarrati nei giacconi anti pioggia. Un lungo presidio sotto le finestre di palazzo Madama dove entro ventiquattr’ore il famigerato decreto 133, secondo gli intendimenti del governo, dovrebbe essere convertito in legge. La seduta è stata sospesa dal presidente dell’Aula Renato Schifani dopo una dura contestazione partita dai banchi dell’opposizione per aver contingentato al massimo i tempi di discussione della contestatissima riforma. Schifani, accogliendo le pressioni della maggioranza, ha infatti deciso di esaminare gli emendamenti uno ad uno senza concedere dichiarazioni di voto. A quel punto ai banchi dell’opposizione si è levato il grido: «Vergogna, vergogna». Mentre i senatori dell’Idv hanno sventolato cartelli contro il provvedimento del governo. Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd si è rivolta alla presidenza sottolineando che pur non mettendo in discussione quello che si è deciso in conferenza dei capigruppo « lei però – ha detto rivolta direttamente a Schifani – sta andando avanti con le votazioni come nulla fosse, negando il diritto dell’opposizione ad argomentare il voto degli emendamenti».

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=80382